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Riserva Naturale Statale Gola del Furlo
Ente gestore: Provincia di Pesaro e Urbino

Museo del Territorio "Lorenzo Mannozzi-Torini"

Il Museo del Territorio “Lorenzo Mannozzi-Torini” della Riserva Statale Naturale della Gola del Furlo, è stato recentemente oggetto di un nuovo allestimento, a cura degli architetti Marzia Di Fazio e Gerardo Prosperi, dipendenti presso l’Amministrazione della Provincia di Pesaro e Urbino.
Il ricco patrimonio del Museo è costituito da due sezioni principali, quella geologica - paleontologica e quella faunistica, e da una sezione dedicata al lavoro dell’uomo nelle cave.
L’obiettivo dei curatori è stato quello di valorizzare il cospicuo numero di oggetti custoditi attraverso un lavoro di razionalizzazione del percorso espositivo, al fine di una fruizione più efficace e coerente con le finalità didattiche della Riserva, distinguendo chiaramente le diverse sezioni espositive.
Insieme alla realizzazione di nuovi espositori è stato elaborato anche un progetto grafico riferito alle varie sezioni del museo (pannelli didattici e didascalie), con lo scopo di migliorare la comunicazione e le informazioni sui materiali esposti.
Il museo propone, pertanto, un itinerario conoscitivo che offre al visitatore un’immagine integrata del Territorio del Furlo, raccontando contemporaneamente gli aspetti più strettamente geografici, geomorfologici e naturalistici e quelli relativi al rapporto dell’uomo con le risorse ambientali della zona.

Percorso museale

Sala 1 - Il plastico tridimensionale

Il percorso del Museo inizia con un grande plastico tridimensionale della Riserva Statale Naturale “Gola del Furlo”, in scala 1:5.000, che riproduce fedelmente l’intero territorio protetto, offrendo una visione d’insieme delle sue principali caratteristiche geomorfologiche e botanico-vegetazionali, degli antichi borghi rurali e delle strutture architettoniche più significative. Per facilitare la lettura e la visione d’insieme del plastico, sono presenti  due tipologie di legende: una che illustra la destinazione d’uso dei suoli, l’altra che rappresenta i principali nuclei abitativi. Ciò consente un più facile orientamento e permette di descrivere contemporaneamente i principali siti di interesse della Riserva.
La base del plastico è costituita da una carta topografica che rappresenta anche l’intorno del territorio, nelle immediate adiacenze dei confini della Riserva.

Sala 2 – Le rocce del Furlo - La storia geologica e paleontologica della Riserva

Proseguendo nel percorso museale si accede ad una saletta dedicata alle rocce del Furlo e alla sua storia geologica e paleontologica. In questa sala, insieme ad alcuni pannelli descrittivi, è stata realizzata una vera successione stratigrafica dei monti del Furlo mediante l’apposizione a parete di alcuni campioni di rocce e ammoniti, in ordine cronostratigrafico. Un viaggio a ritroso nel tempo, dove le pietre, come fossero segni, raccontano una storia che risale a oltre 200 milioni di anni fa. 
La realizzazione di questa sala è stata possibile grazie alla collaborazione e al contributo scientifico del Dott. Geol. Sauro Teodori del Dipartimento di Scienze Pure e Applicate, Sezione Geologia Ambientale e Geodinamica dell’Universita' degli Studi Carlo Bo di Urbino e della Dott.sa Chiara Savini.

Sala 3 – I fossili del Furlo

Dopo la sala delle rocce, proseguendo l’itinerario della sezione geologico-paleontologico, si accede al corridoio vetrato dove sono conservati i fossili del Furlo. In questa sezione è possibile ammirare una ricca collezione di ammoniti distribuite in otto espositori, rigorosamente classificate e suddivise secondo criteri sistematici e cronologici a cura del Prof. Alberto Ferretti. Le ammoniti sono molluschi ora estinti, vissuti sulla Terra circa 330 milioni di anni fa e scomparsi circa 65 milioni di anni fa, contemporanei dei dinosauri. Le formazioni rocciose che caratterizzano i Monti del Furlo ne sono particolarmente ricche, a testimonianza del fatto che tutto questol territorio era completamente sommerso dal mare. I generi riconosciuti nel comprensorio del Furlo sono distribuiti in quattro grandi raggruppamenti: Phylloceratina, Lytoceratina, Ammonitina e Ancyloceratina. Tra le Ammonitina, in particolare, esistono alcuni generi e specie il cui nome fa riferimento al Furlo, come, ad esempio, il genere Furloceras o la specie Taffertia furlensis oppure il genere Furlites.

Sala 4 – La fauna del Furlo

Superata la sala dei fossili si accede alla sezione faunistica del museo, dove sono esposti numerosi esemplari di specie animali, appartenenti in prevalenza alle classi di uccelli e mammiferi, che abitano questo territorio. All’interno di una sala è stato allestito anche un grande diorama che riproduce l’habitat naturale della Riserva del Furlo. Tra gli animali esposti i più rappresentativi sono l’aquila reale, il gufo reale, vari esemplari di rapaci diurni e notturni, mustelidi e, infine, i lupi appenninici, collocati sopra una scenografica struttura verticale.
Lungo il percorso della sezione faunistica si trovano anche sei postazioni multimediali che, grazie a una serie di software interattivi, consentono di apprendere in modo esperienziale numerose informazioni scientifiche contenute nel museo.

Nota sugli animali del museo: nessuno degli gli animali tassidermizzati esposti è stato ucciso con lo scopo esplicito di essere esibito in questo Museo. Tutti gli animali che potrete ammirare sono morti naturalmente e donati al museo da enti di conservazione della fauna e appassionati.

Sala 5 – Il lavoro dell’uomo nelle cave del Furlo

L’ultima sala, al piano primo del museo, è dedicata al lavoro in cava. Al suo interno è presente un diorama che riproduce le attività dei cavatori e degli scalpellini nella grande cava del Monte Pietralata negli anni ’30 del secolo scorso. Uno scenario di lavoro, descritto anche da un pannello esplicativo posizionato accanto al diorama, in cui sono raccontate le scene in esso rappresentate. Completa la sala un espositore con alcuni degli attrezzi da lavoro maggiormente utilizzati dai cavatori o dagli scalpellini negli anni ’30 e ’40 del secolo scorso, quando il lavoro era eseguito con la sola forza delle braccia. Fra i numerosi attrezzi esposti vi sono le pesanti mazze utilizzate dai cavatori per staccare il blocco dal fronte di cava, le bocciarde che gli scalpellini usavano per spianare la superficie del blocco o arrotondarne gli spigoli, gli altri attrezzi tipici di questo lavoro, come le punte, gli scalpelli, la squadra in ferro, lo schiantino. Di notevole interesse è anche il materiale documentario esposto: libretti di lavoro originali risalente agli anni ’30-’40 del secolo scorso, fatture attestanti la vendita di enormi quantitativi di pietra, documenti relativi al rilascio delle concessioni di estrazione.
La storia dell’attività estrattiva dei Monti del Furlo (dai romani fino ai giorni nostri) è raccontata anche attraverso una postazione multimediale, dove è possibile conoscere meglio il difficile lavoro del cavatore e dello scalpellino, i principali manufatti in pietra presenti sul nostro territorio, fino al delicato argomento delle cave da un punto di vista dell’impatto ambientale e del loro recupero.

entriamo nel Museo

Ingresso gratuito

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