Riserva Naturale Statale Gola Del Furlo
Provincia di Pesaro e Urbino
Sito in fase di aggiornamento a seguito del riordino delle Province (L. 56/14 e L.R. Marche 13/15)

Riserva Naturale Statale GOLA DEL FURLO

Con l'istituzione della Riserva Naturale Statale della Gola del Furlo, la Provincia gestisce 3.600 ettari di boschi, prati e cime incontaminate.
È la terza area protetta della provincia e, con i suoi 3.600 ettari di boschi, pascoli e cime incontaminate, fa salire a 10.200 ettari la superficie del territorio di Pesaro e Urbino messo sotto tutela.
Accanto ai parchi regionali del San Bartolo (1.600 ettari) e del Sasso Simone e Simoncello (5.000 ettari), è stata di recente istituita la "Riserva naturale statale del Furlo". Un autentico paradiso, attraversato dal fiume Candigliano che si insinua tra le imponenti pareti rocciose della Gola, dove la suggestione del paesaggio si unisce a una prodigiosa ricchezza naturalistica che vanta esemplari di flora e fauna davvero singolari. Basti pensare all’aquila reale, al falco pellegrino, al gufo reale, al picchio muraiolo, alla rondine montana, al rondone maggiore e al gracchio corallino. E poi al Furlo vivono lupi, caprioli, daini, cinghiali. La vegetazione che ricopre le cime del massiccio è costituita in prevalenza da querceti con roverella, carpino nero, orniello, acero, sorbo. Assai variegato anche l’habitat fluviale e ripariale, così come ricchissima è la vita che pullula nelle foreste, nei pascoli e nei cespuglieti.

Un serbatoio naturale da proteggere e valorizzare la cui gestione è stata affidata alla Provincia di Pesaro e Urbino. Una decisione assunta dal Ministero dell'Ambiente (sentiti gli enti interessati: Regione, le tre Comunità montane di Cagli, Fossombrone e Urbania, e i Comuni di Acqualagna, Cagli, Fermignano, Fossombrone e Urbino).
Per la gestione della riserva la Provincia può avvalersi anche dell’ufficio unico Sadaf (Servizio aree demaniali e aree forestali) creato dalle tre Comunità montane e con sede a Cagli.
L’istituzione della riserva rappresenta un riconoscimento delle peculiarità ambientali e naturalistiche della zona, già soggetta a numerosi vincoli, che comporta il vantaggio di offrire al territorio maggiori opportunità di tutela e salvaguardia, per esempio interventi di risanamento e restauro, in una programmazione unitaria, con finanziamenti certi che permetteranno di rendere meglio fruibile questo paradiso della nostra provincia. Dalla riserva derivano insomma non solo vantaggi economici per valorizzare tutta l’area (dalla flora, alla fauna, agli edifici rurali), ma anche una progettazione unitaria e maggiori controlli per la tutela dell’area.
Il Decreto Ministeriale prevede anche l’istituzione della Commissione di riserva. La Commissione è stata istituita con Decreto del Ministero dell'Ambiente (febbraio 2002) ed è formata da un esponente del Ministero dell’Ambiente, uno della Regione, uno della Provincia, uno per ogni Comunità montana e Comune interessato, un esponente delle associazioni ambientaliste e uno delle associazioni scientifiche.
E' in atto la predisposizione del "Piano di Riserva" che, dovrà prevedere gli interventi da realizzare per la tutela e la valorizzazione naturalistica, ambientale e urbanistica della zona e le modalità di gestione della Riserva medesima.
Fino all'entrata in vigore del Piano di gestione della Riserva, la disciplina di tutela dell'area protetta è regolamentata dall'art.6 del Decreto istitutivo

Il Furlo nella storia

Il Furlo è stato protagonista di tante vicende storiche e leggendarie.


Nei tempi più remoti il suo nome era Saxa Intercisa ovvero Pietra Spaccata o anche Sasso Rotto, in seguito prese la denominazione di Petra Pertusa cioè Pietra Forata.
Il nome Furlo proviene da Forulum, Piccolo Foro volgarizzato poi in Forlo e quindi Furlo.


Il popolo italico che per primo comprese l'importanza della viabilità nell'economia fu quello etrusco, che costruì la strada di collegamento tra Roma e Rimini, l’attuale Flaminia, chiamata così due secoli più tardi dal console Flaminio che la fece lastricare.
La conquista del Furlo da parte dei Romani avvenne senza difficoltà nel 295 a.C., dopo aver sbaragliato la confederazione italica a Sentino (Sassoferrato).
Il luogo divenne un passo molto transitato e Flavio Vespasiano vi fece scavare una nuova galleria (tuttora aperta al traffico), i cui lavori terminarono nel 76 dopo Cristo.
La zona fu poi sede di conquista e battaglia tra Goti e Bizantini, che a turno la conquistarono e dominarono.
Nel 1234, con la conquista di Urbino da parte di Buonconte da Montefeltro, il Furlo entrò a far parte del territorio dei Montefeltro e restò nelle tenebre.
L'avvento dei Della Rovere non migliorò la situazione e, come ricordava il Cardinale Adriano, al seguito di Giulio II, il Furlo pullulava di banditi. Solo nel 1631, come il Ducato d'Urbino, fu incorporato nello Stato Pontificio.
Le condizioni di difficoltà, per la caduta di massi, l’incuria e la presenza di malviventi, non si attenuarono e, nel 1771, le poste pontificie si videro costrette ad evitare la gola.

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Fu solo nel 1797 che i francesi, portarono al Furlo il vento della rivoluzione e pensarono di bonificare la gola insediandovi un comando militare.

Il 17 settembre 1860 il Furlo passò ai Savoia e il 17 marzo 1861 entrò a far parte del regno d’Italia.
Nel 1863 il passo fu liberato dalla presenza dei banditi e reso sicuro.
La prima guerra mondiale non lo coinvolse, ma l’area fu apprezzata per i collegamenti tra Roma e il fronte, soprattutto dopo l’avvento delle automobili.
E proprio l'automobile fece conoscere ai dirigenti dell'U.N.E.S. di Milano il Furlo e li convinse dell’alta possibilità di guadagno con le acque del Candigliano.
Nel 1922 vi passò Mussolini, le cui soste lo portarono a contatto con l'albergatore Candiracci. Nel 1936 la milizia forestale volle immortalare l’immagine del Duce attraverso il famoso profilo nella montagna.
Durante la seconda guerra mondiale, il Furlo visse momenti di tensione, ma non fu teatro di feroci scontri.


Gli anni settanta furono invece anni devastanti, soprattutto per il paesaggio, rovinato dall’attività delle cave.


Negli anni ottanta sono state costruite due nuove gallerie di 3391 m. che da allora assorbono il traffico della Flaminia, restituendo la gola alla gioia dei suoi estimatori.




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